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Calcio in tv story: Rai, Mediaset Premium, Gioco Calcio, Conto Tv e Sky…

Storia del calcio in tv

Calcio che passione! Il “giuoco” del pallone è sicuramente una delle più grandi passioni degli italiani. Se per qualcuno si tratta solo di 11 omoni troppo pagati che corrono appresso a un pallone, la realtà è che il calcio racchiude in sé una cultura popolare fatta di ricordi, di momenti familiari, di attimi di gioia e di sconfitte da cui riprendersi.

Per qualcuno è la memoria della radiolina del nonno, delle voci metalliche che fuoriuscivano da piccoli capannelli al parco sotto casa, di un babbo che improvvisamente esultava, in una domenica pomeriggio mentre tutta la casa sonnecchiava.
D’altronde “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”. (Pier Paolo Pasolini).

Il calcio in tv

Calcio in Tv

Sono passati i tempi in cui per vedere una partita, in uno stadio scoperto con panche di marmo, dovevi metterti in fila dalla mattina armato di panini, acqua ( rigorosamente in triangolini di cartone, ve li ricordate?) e bastone flessibile per innalzare la bandierona cucita a mano dalla zia.

Il calcio è oramai in tv da tempo, e se prima era possibile usufruirne solo in luoghi pubblici, trasformando le piazze e le paninoteche in curve improvvisate, con appuntamenti strettamente scadenzati ( la domenica pomeriggio, orario fisso estivo e invernale, salvo qualche anticipo), oggi il campionato e le competizioni internazionali sono entrate nelle nostre case.

“La domenica mi lasci sempre sola” non più perché esci per recarti allo stadio, ma perché ti isoli sul divano svedese comprato on line a 380 euri, in silenzio religioso rotto solo a tratti da espressioni (che qui non possiamo riportare per rispetto) a causa di un fallo non concesso o un rigore parato. Tutto questo grazie alle proposte offerte dal calcio trasmesso in tv.

Il rapporto tra calcio e tv è una storia d’amore a doppio senso. Possiamo infatti dire che il calcio ha cambiato la tv, e viceversa. Ovviamente stiamo parlando di quattrini, ma non solo. Sicuramente quando si parla di rapporti tra il calcio e la televisione, le questioni economiche sono in primo piano, ma tutto questo ha cambiato in maniera radicale anche l’aspetto legato alla fruizione, e di conseguenza alla cultura legata a questo ricchissimo mondo.

Questo in Italia, ma anche all’estero. Se nei primi periodi sembrava che il calcio non potesse reggere il confronto con altri contratti televisivi, poco a poco ha preso piede fino a diventare uno dei mondi più remunerativi nell’ambito della TV.

La vera svolta è avvenuta negli anni ’90, quando i ricavi dalla cessione dei diritti televisivi della partite di Campionato ha avuto una crescita davvero impressionante. Solo per restare in Italia, tra il 1993 e il 2002, quindi in meno di 10 anni, si è passato da un ricavo iniziale di 108 miliardi di lire a ben 995. Cercate l’app della calcolatrice sul vostro smartphone e fatevi voi qualche conto…

Ma cosa significa questo al di là dei numeri? Che i diritti televisivi del calcio diventano la principale entrata economica dei club calcistici. A questo sommiamo la UEFA Champions League, la Coppa del Mondo, che hanno riscontrato dati ancora più impressionanti.

Questo fantastico mondo del pallone inizia dunque a passare sempre di più nel molto meno romantico mondo del danaro, con concorrenza tra emittenti televisive e un rimpallo (gioco di parole non voluto) tra una tv e un’altra, con spartizioni così particolareggiate che avrebbero richiesto gli scienziati del CERN e le loro competenze sulla frantumazione dell’atomo. Le squadre si ritrovano divise in battaglioni non più sportivi ma di appartenenza televisiva, e i club indirizzano una costante attenzione alle nuove tecnologie che porteranno il calcio nelle case degli italiani ogni anno in un modo differente.

La pay tv, il digitale, la banda larga, l’integrazione tra l’internet e gli apparecchi televisivi, i devices sempre più performanti, sono tutte innovazioni di cui il mondo del calcio ha usufruito abbondantemente. Tornando a quanto abbiamo detto prima, ovvero che la tecnologia ha modificato il rapporto tra tifosi e sport, se da una parte il calcio ha iniziato a poter essere seguito un po’ ovunque, altrettanto è accaduto all’inverso: chiunque ha iniziato a seguire il calcio.

Anche chi prima non era molto interessato, per pigrizia, perché non voleva rinunciare alla pennica domenicale, perché non aveva tempo o soldi per recarsi allo stadio, o perché abitava in una regione lontana da quella della sua squadra del cuore, o semplicemente aveva troppo mal di schiena per tifare appollaiato su un motorino 50 in mezzo a una piazza la serata più umida dell’anno mangiando un supplì freddo sotto la pioggia… ecco, ora può accomodarsi sul suo divano e seguire tutto da solo o con amici, e un super deliveroo.

In poche parole ( divano, tv, deliveroo) abbiamo aperto un altro mega discorsone: la fruizione della vita collettiva è cambiata radicalmente, non solo quella sportiva, ma ovviamente il calcio e il campionato fanno parte di tutto ciò.
E ne fanno una parte da leone: le partire della Nazionale e le finali di Champions sono tra le trasmissioni più seguite di tutti i tempi in Italia, e il calcio è in cima alla classifica degli sport più visti in tv.

Come la tv ha cambiato il mondo del calcio

Il mondo della televisione passa sempre più per la rete, e le trattative sulla vendita dei diritti Internet delle partite sono tra le più accese. Tutto questo mette in campo un altro mondo, quello dei rapporti tra il calcio e i gestori di rete. Hutchison 3, Vodafone, sono due delle compagnie che hanno stipulato alcuni dei contratti più ricchi della storia. Tutto questo porta delle polemiche perché se è vero che il calcio fa girare più soldi, tutti vogliono la loro fetta, e in particolare i calciatori che pretendono che i loro “miseri” stipendi siano ricontrattati rispetto ai nuovi contratti televisivi.

In Svizzera, dove hanno sede FIFA e UEFA, il rischio è che di calcio giocato se ne parli ben poco, e tutto diventa una complicata quanto redditizia contrattazione economica. Quando si parla di tanti soldi, spesso aumenta il divario tra ricchi e poveri, con la concentrazione di tanto nelle mani di poco. Questo avviene in tutti gli ambiti, compreso quello calcistico, e infatti la differenza tra le grandi e le piccole società calcistiche segue questo stesso principio.

Ma il calcio in tv e i diritti internet hanno profondamente modificato anche il calcio in campo. O meglio forse potremmo dire che i quattrini che ruotano attorno a questi eventi sportivi sono stati la vera causa. Il calcio è a servizio della TV, che influenza calendari , orari, fino addirittura a influenzare le stesse regole del gioco, basti pensare alla storia delle regole del golden gol e del silver gold.

La stessa struttura organizzativa dei club ha dovuto modificarsi per seguire il nuovo tipo di fruizione dello sport, lasciando posto a nuove figure professionali che si occupano della vendita dei diritti.

Altro cambiamento rivoluzionario riguarda la fruizione. Chiunque sia appassionato di calcio e tifi la propria squadra del cuore sa bene che il rito collettivo dello stadio permette di seguire la partita con un coinvolgimento fortissimo, pur non vedendo un granché. Le notizie rimbalzano come un tam tam negli spalti ed è praticamente impossibile verificare dal vivo se un’azione è effettivamente fuorigioco o meno. Le partite in tv invece consentono di seguire l’azione, le irregolarità, in maniera sempre più sofisticata.

Non bisogna più aspettare il processone serale per scoprire come sono andate le azioni, ma si può usufruire di tutta una serie di tecnologie che permettono di vedere il campo da molti punti di vista, replay e moviole, più una serie di contenuti pre e post partita sempre nuovi. Se non possiamo assolutamente pensare che le partite in tv sostituiscano quelle dal vivo, certamente non sono pochi i tifosi che hanno smesso di seguire la propria squadra del cuore in trasferta, e questo ha cambiato anche il tipo di pubblico, che diventa meno variegato e sereno. Gli stadi erano luoghi dove si andava con tutta la famiglia e si trascorreva quasi l’intera giornata, mentre ore le curve sembrano sempre più settoriali.

Breve storia italiana del calcio in tv

La RAI ha esercitato per tempo il monopolio televisivo, e questo comprendeva anche il calcio in tv. Siamo nel 1950, e precisamente il 5 febbraio, quando la Juventus perde in casa contro il Milan con l’umiliante risultato di 1-7. Quella fu la prima partita di calcio italiano ad essere teletrasmessa grazie al contributo dei Vigili del Fuoco per le riprese esterne.

Logo RAI

È l’inizio del calcio in tv, che resta a lungo sulla RAI con tutta una serie di trasmissioni, a partire da La Domenica Sportiva, nata nel 1953, uno dei programmi più longevi della tv italiana. Inizia l’epoca dei telecronisti, alcuni dei quali sono passati alla storia. La prima partita giocata dall’Italia trasmessa in tv fu il ritorno dello spareggio con l’Egitto, per la qualificazione ai Mondiali, e fu raccontata dalla voce di Carlo Bacarelli, Vittorio Veltroni (il padre dell’ex sindaco di Roma Valter) e Nicolò Carosio, che diventerà la voce della Nazionale italiana fino al 1970.

Il pubblico Italiano inizia subito ad apprezzare la novità, al punto di cercare le trasmissioni svizzere lungo il confine quando la RAI non trasmise la finale della Coppa dei Campioni tra Milan e Benfica!
È iniziala l’epoca dell‘Eurovisione, la cui sigla, ovvero l’attacco del preludio del Te Deum  di Marc-Antoine Charpentier, fa parte ormai del nostro DNA. Grazie all’Eurovisione, in tv arriva il calco internazionale, le partite di Coppa e quelle delle Nazionali.

Altro momento fondamentale nella storia del calcio in TV è la nascita di 90° minuto, che insieme a Domenica Sprint e La Domenica Sportiva consentono ai tifosi di vedere le immagini della seria A raccontate dai commentatori.
Siamo ancora in epoca di monopolio RAI, quando alcune emittenti straniere come TeleMontecarlo e TeleCapodistria trasmettono in italiano lo sport a colori: la novità è talmente succulenta che molti iniziano ad appassionarsi al calcio inglese, trasmesso da quelle reti.

Uno dei passaggi fondamentali nella storia del calcio in tv è l’avvento delle tv private, che entrano a gamba tesa nel 1980 quando Canale 5 di Berlusconi si aggiudica i diritti del Mundialito, un torneo che vedeva le più importanti Nazionali del mondo affrontarsi in Uruguay.

Si apre la strada alle tv private, ma un’ulteriore rivoluzione arriverà negli anni ’90, quando i tifosi saranno disposti a pagare per vedere il campionato in diretta sulle televisioni a pagamento.

La prima di queste televisioni, la ricordiamo tutti era TELE+, che nel 1993 trasmette per prima una partita di campionato su una PayTv: Tele+2 che si era accaparrata i diritti per trasmettere un posticipo di Serie a la domenica sera e un anticipo di Serie B il Sabato sera. Il commento delle partite di calcio è affidato al Processo di Biscardi.

Logo di Telepiù

Tele+, controllata inizialmente dal trio Kirch-Cecchi Gori-Berlusconi, successivamente da Johann Rupert, con l’avanzata del satellitare vede nascere il suo canale D+, che inizia a trasmettere con regolarità le dirette del campionato di serie A di Juventus, Inter, Milan, Atalanta, Bari, Bologna, Brescia, Perugia, Reggina, Verona e Vicenza.

Siamo nel 1997 quando nasce Stream TV: inizia un lunghissimo periodo in cui le televisioni a pagamento sono protagoniste di una battaglia all’ultimo colpo tutta giocata sul ring dei diritti televisivi del calcio, e le squadre del campionato vengono spacchettate tra le due piattaforme, che nel 2003 si fondono per dare vita a Sky.

Solo l’anno dopo, Mediaset partorisce la sua pay tv sul digitale terrestre: Premium, con alcuni canali tematici interamente dedicati al mondo del calcio. La7 prova per un brevissimo periodo a farle concorrenza, sotto la gestione Telecom, con un mini bouquet di canali denominati La7 Cartapiù, divenuti in seguito Dahlia Tv.

Accanto a questi colossi della televisione a pagamento, nascono altri canali dedicati al gioco più bello del mondo. Ne citiamo qualcuno:

  • Gioco Calcio TV, di proprietà della stessa Lega Calcio, che cercò di spezzare il monopolio di Sky nel mondo del pallone, senza grande successo visto che la sua avventura durò solo una stagione.
  • Serie B TV, secondo tentativo della Lega, in questo caso Serie B, che propose un gruppo di canali dedicati sulla piattaforma di Europa / HD.
  • Sportitalia: nata sulle frequenze terrestri di Sky Cinema 1 e Sky Sport, in seguito alle disposizioni antitrust che permettevano a Sky di trasmettere solo via satellite, Sportitalia si propose come una versione italiana di Eurosport, proponendo dopo qualche anno Si Solo Calcio, il primo canale tematico sul mondo del pallone completamente gratuito.
  • Conto TV. Non possiamo non citare questa pay-per view figlia di un canale dal nome esilarante quanto esplicito nei contenuti che proponeva: Superpippa Channel. Dai contenuti per adulti, si è passati ad alcuni eventi calcistici di SerieB, Coppa Italia, UEFA e preliminari di Champions e Europa League. Se vi va, date un’occhiata al nostro post “Conto Tv, la storia della più piccola e strana pay tv mai esistita“.

Nel frattempo la tecnologia si è evoluta, sempre più italiani hanno accesso a connessioni veloci e funzionali, e ha cominciato a diffondersi la tv via streaming, come nel caso di DAZN, la piattaforma che dal 2018 trasmette in Italia il calcio, inizialmente con tutta la serie B e alcune partite di Serie A, successivamente, grazie ad accordi con Mediaset Premium e Sky, ha ampliato di molto il suo pacchetto calcistico acquisendo un seguito non indifferente.

Logo di Mediaset Premium

Cambiano le TV, cambia il pubblico, e dai primi capannelli attorno a un apparecchio televisivo posizionato fuori dai bar, siamo arrivati alla possibilità di seguire il calcio in diretta, on demand, live e in streaming.

Per i più nostalgici questi cambiamenti non sono positivi, si passa sempre più tempo da soli e il gioco del pallone sta perdendo la sua attitudine aggregativa. Ma non cambia il cuore degli appassionati, sempre attaccati alla maglia, in lacrime per la perdita dei grandi campioni di una volta, e quel momento di gioia assoluta quando la tua squadra segna.
Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti dei «goal» ( Pier Paolo Pasolini)

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