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Dazn di chi è? Vi raccontiamo la vera storia di questa piattaforma

Dazn storia

Italiani, popolo di allenatori e appassionati di pallone! Seguire la propria squadra del cuore o i grandi eventi sportivi è un’abitudine radicata nella nostra cultura, che sempre più viene praticata sullo schermo. Grazie alla possibilità di seguire sempre più eventi sulle televisioni a pagamento, complice anche l’impossibilità di recarsi allo stadio in epoca di pandemia, lo spettacolo della tifoseria si è trasferito sul divano di casa. Tra le piattaforme dove vedere lo sport in streaming ecco DAZN, il servizio di video in dirette e on demand di eventi sportivi.

Cos’è DAZN? Da dove nasce?

DAZN è un servizio dell’omonima società ( DAZN Group) che ha sede a Londra. Nato nel 2015, inizia a operare l’anno successivo in Austria, Germania e Svizzera per approdare nello stesso anno in Giappone e Canada. DAZN offre centinaia di eventi sportivi per tutti gli appassionati (non solo di calcio) tra le competizioni più importanti come la Premiere League, Bundesliga, La Liga, NBA, e altre competizioni considerate minori. Nel 2018 Dazn inizia a trasmettere la Champions League e l’Europa League in diversi Paesi europei e non solo.

DAZN approda in Italia

Dazn arriva in Italia il 1 Luglio del 2018 creando un bello scompiglio: se infatti nel nostro Paese lo sport appassiona milioni di persone, è certamente il calcio a farla da padrona. Il gruppo britannico fa il suo esordio poco alla volta, accaparrandosi inizialmente le partite in esclusiva di tutta la seria B. Ma a fare la differenza sono le tre partite per turno della serie A, di cui l’anticipo del sabato sera e due partite della domenica quella di mezzogiorno e mezza e quella delle 15.00.

Queste tre partite sono il vero ago della bilancia che costringe prima Mediaset Premium, poi Sky, a fare i conti con la neonata DANZ, che si accorda inizialmente con Mediaset Premium, che ha permesso ai suoi abbonati di continuare a seguire tutte le partite senza un sovrapprezzo per chi aveva scelto il pacchetto calcio. In seguito anche Sky Italia ha seguito a ruota la novità di DAZN, stipulando un’intesa col gruppo londinese in modo da includere l’applicazione DAZN sulla sua piattaforma SKY Q.

In questo modo gli abbonati, esattamente come aveva già fatto Mediaset, potevano continuare a seguire tutte le partite sia di serie A, comprese le tre acquistate da DAZN, che di serie B. Questo non solo col decoder, ma con tutti i dispositivi connessi: smartphone, Xbox, Playstation, e ovviamente le smart Tv e gli apparecchi che permettono di vedere la tv in streaming anche sui vecchi televisori: Chromecast di Google e Firestick di Amazon.

La storia del calcio in tv. Leggi il post su UpGo…

L’esordio di DAZN in Italia: i primi problemi

Dazn in Italia

L’esordio di DAZN in Italia è traballante, i telespettatori ( nonché tifosi) fanno a gara sui social con battute di scherno nei confronti della nuova piattaforma.
Gli italiani sono un popolo curioso, avventuroso, ma ci sono due cose che non bisogna mai toccargli: il cibo e il gioco del pallone. Come non accetteranno mai che qualcuno metta la pancetta nella carbonara, guai se gli si scombussola il calendarietto delle partite di campionato!

Nei primi tempi si sono susseguiti messaggi di presa in giro e di indignazione. Fastidio nel non poter vedere le partite come si era sempre fatto, ma soprattutto insopportabili buffering. Senza entrare nel merito di cosa sia il buffering di rete, questo termine si usa impropriamente per indicare la rotellina che gira, già molto fastidiosa mentre guardiamo un film d’azione o la nostra serie preferita, ma pericolosissima durante una diretta sportiva. Così, proprio mentre il nostro eroe in pantaloncini entra in area di rigore, improvvisamente la connessione fa i capricci, il video si interrompe, e dalle finestre del condominio sentiamo urla scalmanate. Che è successo? Ha segnato? Ha parato? Fallo? Rigore?

Mentre cerchiamo di interpretare le urla del vicino di casa ( che ha detto? “Gool” o “nooo”?) la connessione si ripristina, guardiamo l’azione ripetersi da diverse angolazioni, e rosichiamo come matti. Il popolo del web si è scatenato all’inizio di questa storia che stiamo raccontando, odiando DAZN come se fosse la causa di ogni male mai avvenuto nella vita, auspicando che fallisse quanto prima perché “prima si vedeva benissimo”.

“Noi abbiamo vinto! Voi su Dazn quanto state?”
“tranquilli, su dazn siete ancora primi in classifica!”
questi alcuni dei post di sfottò di quel periodo… Interrompere un’azione sul più bello per un tifoso è come buttare una quintalata di sabbia e parmigiano su uno spaghetto alle vongole fumante!

Non mancavano i complottismi a cui siamo ormai abituati. L’italiano ha una spiegazione losca più o meno per tutto, dai vaccini alla tecnologia 5G, passando per la morte di Michael Jackson e il posizionamento dei cassonetti della monnezza sotto casa. Ma alcuni problemi erano reali: l’ambitissimo anticipo del Sabato sera, oltre ad altre due partite domenicali, potevano sparire dal nostro schermo.

Il terrore di dover pagare di più per seguire il campionato ha creato non poche polemiche. Quando Dazn si è aggiudicata il pacchetto, per il primo anno i tifosi, una volta cercato di ovviare il problema con il classico mese di abbonamento gratuito, si sono dovuti organizzare, come si dice a Roma “ come li antichi”: ovvero scendere al pabbetto sotto casa per seguire la partita della propria squadra del cuore.

Questo perché inizialmente SKY e DAZN si sono accordati ma solo sugli esercizi commerciali: Pub, ristoranti, bar, che avevano un contratto business con Sky, potevano trasmettere via satellite le partite di DAZN. Il fatto che l’accordo fosse limitato solo al commerciale ha creato non poche lamentele, fatto per cui il popolo del calcio si è sperticato nelle più fantasiose critiche nei confronti di questa novità, non potendo usufruire dello stesso accordo tra privati.

Leggi anche: Dazn sul digitale terrestre si può vedere?

Le partite gratuite che si potevano vedere nel mese di prova gratuito infatti erano fruibili solo via app, ecco perché i gravi problemi di connessione e di azioni spettacolari interrotte sul più bello. In molti arrabbiati hanno iniziato a disdire abbonamenti, e Sky si è data da fare. Nel secondo e terzo anno ( e sì, stiamo parlando di campionati, si va per annate seguendo il calendarietto!) infatti Sky ha raggiunto un accordo e ha permesso agli abbonati da più di tre anni di trasmettere le partite DAZN sui canali satellitari, cosa che ha anche ovviato i famosi problemi delle partite che “saltano”, creando due canali satellitari, sui cui trasmettere le partite.

Perché due canali? Perché potevano capitare delle partite in contemporanea, soprattutto le ultime giornate di campionato. Ovviamente il tifoso non si spaventa a dover organizzare la sua organizzatissima agenda mentale, ma questo vuol dire anche capire su che canale accedere per seguire la tua bandiera. Ma il tifoso, lo ripetiamo, ha un algoritmo in testa capace di decifrare in un nano secondo esattamente quanti punti deve fare ognuna delle squadre del campionato, con tutte le combinazioni possibili affinché la propria squadra non retroceda o anzi si avvicini alla zona scudetto e Champions.

Questo accordo cambia a Giugno del 2021, quando Dazn si accaparra altre partite Dazn infatti ha “strappato” a Sky il triennio del 2021-2014, aggiudicandosi tutte le partite di serie A: col supporto di TIM il calcio passa interamente in streaming su tutte le piattaforme che supportano l’app Dazn, ovvero smartphone, tablet, smart tv, consolle di gioco etc. Sky conserverà tre gare, ma senza esclusiva.

DAZN E Sky si spalleggiano? Questo uno dei dubbi dei tifosi che trovavano la questione un po’ sospetta. Infatti una delle teorie è che visto l’esiguo numero degli abbonamenti di DAZN tramite app e la pioggia di disdette, si sia trovato il modo e attivare questi due canali SKY, previo però fare un abbonamento gratuito a quella che è stata chiamata la Netflix dello sport, Dazn appunto. A questo punto arriva un’impennata di abbonamenti a fattura zero di DAZN, che giustificherebbe un investimento in Italia della società. Secondo questa teoria la decisione della Lega Serie A di frammentare in campionato in tre pacchetti è stata tutto un piano per aumentare le tariffe e il giro di soldi a scapito del povero tifoso. Ma come stanno le cose?

Chi c’è dietro DAZN?

Calcio in streaming su Dazn

Dietro alla piattaforma a pagamento DAZN c’è l’omonimo gruppo, precedentemente Perform Group, un società di media sportive con sede nella capitale britannica. Il gruppo è però controllato da Access Industries, la multinazionale statunitense fondata da Len Blavatnik, che opera in diversi ambiti, tra cui risorse naturali, risorse chimiche, immobili e quello che interessa a noi: media e telecomunicazioni.

Len Blavatink, di origini ucraine, ha studiato proprio negli Stati Uniti alla Columbia University e contemporaneamente alla Harvard Business School. Access Industries è stato uno dei suoi primi investimenti, con cui si è occupato inizialmente di altri ambiti, come la produzione di alluminio e il petrolio, contribuendo ad alcuni dei più grandi investimenti esteri mai effettuati da società russe. Blavatnik sembra inarrestabile, la sua creatura cresce di giorno in giorno e nel frattempo lui ottiene anche la cittadinanza britannica.

La società inizia a diversificare i suoi interessi, passando per la moda col brand Tory Burch all’entertainment con l’acquisizione del Warner Music Group, affare da più di 3 miliardi di dollari compiuto contro il parere dei suoi consiglieri finanziari, preoccupati perché il mondo della musica non se la passava alla grande… Ma l’imprenditore dimostra di avere fiuto: la Warner Musica nel 2020 si quota sul Nasdaq e in pochi anni vale sei volte il prezzo con cui era stata acquisita. Blavatnick si interessa sempre più alle nuove piattaforme, e prende anche Deezer, la rivale di Spotify nel mondo dello streaming digitale.


Fino ad arrivare alle pay Tv, tra cui il 70% di Top Up TV, ceduto a Sky nel 2013. Siamo abituati a vedere passaggi di proprietà delle emittenti televisive e delle compagnie di telecomunicazioni anche qui in Italia, con concorrenti che si ritrovano gli stessi azionisti di maggioranza col passare del tempo… Nel 2007 infatti la Access Industries rivela la quota di maggioranza di Perform Group, la società che fornisce servizi sportivi. Ci fermiamo qui nella storia della multinazionale, perché è questo il capitolo che ci interessa.


Con la vincita della battaglia sui diritti della serie A, la curiosità attorno a Dazn e al suo miliardario fondatore è aumentata a dismisura.
Len Blavatnik, ucraino, cresciuto a Mosca, stabilitosi negli USA e cittadino britannico, rappresenta il classico uomo che si è fatto da sé e che deve la sua fortuna alla impressionante capacità imprenditoriale. Occupa il suo bel posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo e come la maggior parte dei Billionaires non si risparmia in occasioni filantropiche, sostenendo con cifre impressionanti la cultura musicale: nel 2016 ha donato 25 milioni di dollari alla prestigiosa Carnegie Hall di New York, ma si stima che abbia speso oltre 800 milioni di dollari attraverso la sua fondazione con sostegni in diverse parte del mondo.

In epoca Covid-19, il miliardario ha donato 7,5 milioni per sfidare la pandemia, forse per spirito filantropico, forse per investimento: il Covid non fa bene agli affari…
Tornando al mondo dello sport, Len Blavatnik non ha semplicemente investito in una società, ma sta trasformando la fruizione con uno spirito innovativo, con l’intento di essere il fautore della mutazione dell’industria sportiva.
La trasformazione è il vero motto della sua attività imprenditoriale, come è chiaramente riportato sul suo sito: Investire in innovazione e creare aziende trasformative su scala globale.

Il cambiamento è epocale, perché sancisce la fine della supremazia del satellitare sul calcio italiano, che trasloca online.
Come abbiamo detto all’esordio di DAZN una delle lamentele più pesanti era quella della bassa qualità di fruizione degli eventi sportivi, con video che si interrompevano e rotelline che coprivano lo schermo in attesa di caricare le immagini.

A peggiorare la situazione è intervenuta l’architettura della rete in Italia: infatti nel Bel Paese al momento della comparsa di Dazn la fibra ottica non copriva ancora molte zone, e le connessioni a doppini di rame non sembravano reggere l’enorme quantità di dati delle piattaforme di streaming, soprattutto con visione in HD. La rete in Italia si sta espandendo sempre di più, e con l’avvento del 5G gran parte di questi problemi saranno storia vecchia, e potremo rilassarci con la nostra sciarpetta portafortuna e il cibo delivery sul nostro divano svedese.

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