Si scrive DAZN, si legge “da zone”. Che c’entra con Mediaset Premium? Assolutamente nulla, o forse qualcosa. Perché DAZN è la vera assassina, anche più di Sky, della Premium legata al calcio. È DAZN, con la sua controllante Perform, ad aver sfilato all’impero Berlusconi i diritti per il pacchetto meno prestigioso per la trasmissione della Serie A. Un pacchetto che comprende un terzo delle partite e che forse sarebbe bastato alla Premium con i remi in barca tirati per andare avanti. Eppure DAZN in qualche modo assomiglia alla prima Premium, quella del “paghi solo quello che vedi”, perché proporrà il calcio in stile Netflix, on demand, senza vincoli e contratti. Un segno che tutto sommato, se Premium avesse perseverato sul suo modello di business originale, che non molti ricordano, forse oggi godrebbe di una salute migliore.

DAZN - Premium
DAZN. Ecco la nuova pay tv numero due italiana che prende il posto di Mediaset Premium. Eppure c’ è qualche somiglianza con l’originale progetto Premium.

Un impianto decisamente più flessibile, grazie all’utilizzo della rete. DAZN non disdegna comunque accordi con broadcaster e distributori di altre piattaforme ma ci tiene a tracciare la differenza con il gigante Sky. Con DAZN niente vincoli infiniti, niente contrattoni da firmare e raccomandate per disdire. La formula è quella della semplicità e della totale trasparenza. Finché si paga, si vede, quando non si paga, si spegne il servizio.

E il tutto ad un prezzo che si aggirerà attorno ai 10 euro. Meno di un terzo di quanto costa l’offerta più economica di Sky, resa disponibile dalla pay tv sul digitale terrestre. E DAZN, oltre ad un terzo di Serie A, offrirà anche la Serie B, questa volta tutta e in esclusiva assoluta, oltre ad una manciata di altri eventi.

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Perché DAZN ricorda la prima Premium

Con il singolo abbonamento, si potrà vedere tutto. Senza canali, opzioni e asterischi buttati qui e là. Insomma, la formula DAZN ricorda un po’ gli albori di Premium, quando la tv di Mediaset esordì come mini-pay tv, dapprima con una serie di canali accesi solo durante le partite, e poi con la storica triade Joi, Mya e Steel che inizialmente costavano solo 8 euro al mese ed offrivano un po’ di tutto.

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Otto euro che venivano detratti da un credito ricaricabile, senza alcun tipo di vincolo. Si poteva guardare la pay tv di Mediaset, poi non rinnovare e poi riattivarla mesi dopo, giusto per gustarsi un po’ di cinema, tante serie tv e del buon calcio. E la differenza, già allora, con Sky era netta. Premium era più innovativa allora che adesso.

Poi Premium decise di virare su un modello diverso, fotocopia di quello adottato da Sky. Venne introdotta la formula “easy pay” che poi tanto easy non era. E iniziarono i lunghi vincoli e i rincari. Un attrito insostenibile per lo sviluppo di Premium che infatti, per numero di abbonati, è rimasta a lungo al palo, nonostante la mega acquisizione dei diritti di Champions League. Un affare costato troppo caro a Mediaset e che probabilmente è stata la vera causa di quella che sembra a tutti gli effetti la fine della seconda pay tv italiana.

Insomma, la formula della pay tv mini e basso costo, lanciato da Premium, era in realtà una trovata geniale, abbandonata troppo in fretta e oggi ripresa da diversi soggetti over the top.

Ma mentre oggi Mediaset Premium se non muore, decade in maniera inesorabile, il posto di pay tv alternativa, si appresta ad occuparlo questa nuova interessante creatura dal nome strambo: DAZN.

Riuscirà questo inedito soggetto a conquistare i cuori del pubblico calciofilo italiano? E soprattutto, ce la farà Perform con DAZN a mantenere sufficientemente alto il livello di competizione nel settore della pay tv, con una Sky oggi fortissima e distribuita su satellite, fibra ma anche sul digitale terrestre, un tempo terreno esclusivo dei Berlusconi?

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