Tv » Blog Pay Tv » Amazon Prime Video » Ma perché si chiama Amazon? La storia del gigante di Bezos

Ma perché si chiama Amazon? La storia del gigante di Bezos

La storia di Amazon

Chi non ha mai comprato qualcosa su Amazon? Un libro, la batteria del proprio computer, i regali da spedire a parenti all’estero… Se avete alzato la mano siete davvero tra le poche persone che almeno una volta nella loro vita non hanno acquistato on line sul più grande sito di commercio elettronico. Ma come è nato Amazon? Qual è la sua storia? Se non lo avete ancora fatto, prima di leggere questo post, iscrivetevi al nostro Canale su Telegram…

Leggi UpGo Story, le migliori storie dei migliori brand raccontate da UpGo

Come è nato Amazon

Come gran parte dei colossi mondiali, anche Amazon ha una storia ricca di curiosità che esprime in toto il sogno americano. Come da tradizione, infatti, anche Amazon è nato in un garage. E più precisamente, il garage della casa di Jeffrey Bezos a Bellevue, nello stato di Washington. L’allora trentenne Jeffrey ha l’idea di creare una libreria on line, per vendere libri in tutto il mondo. Per farlo investe i risparmi dei suoi genitori, circa 300mila dollari.

Sembra uno di quei film dove un giovane, stanco di lavorare in un mondo che non gli appartiene, si rimbocca le maniche e costruisce un impero partendo da un magazzino su cui dipinge l’insegna con una bomboletta spray, con in sottofondo una canzone rock alternativa. Ed è andata proprio così: la parte della bomboletta spray è vera. La musica in sottofondo forse no, ma è plausibile. Siamo negli anni novanta, a 15 minuti di macchina da Seattle, dove stanno schitarrando a più non posso i Nirvana, i Soundgarden, i Pearl Jam, e gli Alice in Chains.

Forse inconsapevole che sarebbe diventato uno degli uomini più ricchi del mondo, Bezos aveva però un piano aziendale a lungo termine che prevedeva 5 anni di perdite. Siamo a metà degli anni novanta, internet non è ancora entrato in tutte le case, la crescita di Amazon è lenta. Nel 1996 la sede di Amazon si trasferisce dall’altro capo degli Stati Uniti, del Delaware, forse perché era uno stato con condizioni di tassazione particolarmente vantaggiose, al punto da essere considerato un paradiso fiscale, cosa molto particolare per gli Stati Uniti. Inoltre l’affaccio sull’Atlantico sembra strategico da un punto di vista delle esportazioni nel vecchio continente.

Nel 1997 Amazon approda in borsa, e nel 1999 conta oltre duemila impiegati e Jeff Bezos è nominato “personaggio dell’anno” dalla rivista Time.  Espandersi o Fallire era il motto dell’epoca. Alla fine degli anni novanta, quando ormai la rivoluzione internet a livello domestico è in atto, scoppia la bolla delle dot-com. Amazon sopravvive alla memorìa di aziende che dichiararono fallimento una dopo l’altra, e finalmente, nel 2002, raggiunge il primo periodo di profitto, per quanto timido: ogni azione equivaleva a un centesimo di dollaro.

Perché Amazon si chiama Amazon?

Logo giallo di Amazon

Tra le curiosità che si raccontano attorno alla storia del colosso dell’e-commerce mondiale, c’è la scelta del suo nome. Il primo nome che Jeffrey Bezos aveva scelto per la sua creatura era Cadabra, come la parola magica della formula mistica Abra Cadabra, il cui significato originale è decisamente imprenditoriale: Creo ciò che dico. Ma l’avvocato di Bezos gli fece notare che questa parola aveva un’assonanza macabra con la parola cadaver, e nessuno farebbe la sua fortuna sul corpo inerte di qualcuno… o almeno non lo dichiarerebbe nel suo marchio! La scelta virò verso un concetto caro al’imprenditore, ovvero Relentless: implacabile.

Perché Amazon si chiama Amazon

Intenzioni super belligeranti sin dall’inizio, dunque… ma questo nome non è proprio uno di quelli che ti entra in testa e non ti lascia più, e il suo significato appare minaccioso. Inoltre, forse si pensava già che volendo arrivare a una clientela internazionale, era necessario un vocabolo che fosse facilmente pronunciabile in tutto il mondo. Non solo: all’epoca i motori di ricerca davano una priorità alfabetica, per cui Bezos pensò di cercare un nome che iniziasse con la prima lettera; la A. E viste le manie di grandezza alla base dell’idea, perché non chiamare in causa uno dei fiumi più grandi del mondo? Il Rio delle Amazzoni, che se la batte col Nilo in una polemica ancora non risolta su quale sia il più lungo ( tenetevi per voi le metafore sessuali!). Ma a Bezos non interessava la lunghezza ma il bacino di utenza. Ecco dunque l’origine del marchio Amazon.
Ciò nonostante le intenzioni inarrestabili di Amazon erano rimaste, tant’è vero che se digitate relentless.com nella vostra barra degli indirizzi… Abracadabra! (appunto) si aprirà il sito di Amazon.

L’espansione di Amazon.com

Negli anni Duemila l’ascesa di Amazon continua implacabile, continuando a far crescere i suoi profitti di anno in anno: dai 35 milioni del 2003 in soli due anni la cifra diventa dieci volte tante, con 359 milioni nel 2005.
L’offerta si diversifica sempre di più, e la libreria on line diventa un e-commerce dove si può trovare praticamente di tutto. Inizialmente questo avviene tramite Amazon Marketplace: uno spazio dove venditori terzi possono creare la propria vetrina da cui vendere prodotti nuovi e usati, per lo più sempre del mondo dell’editoria classica o digitale, tra cui cd, dvd, ma anche dispositivi elettronici fino ad arrivare anche ad altre categorie come l’abbigliamento. Nuove linee di prodotti e nuove funzionalità sul sito, che interpella i propri clienti e permette loro di recensire i prodotti che hanno ricevuto a casa. Lo sappiamo bene, alla gente piace parlare, lamentarsi e lodare, i clienti vogliono dire la loro e farli sentire parte del sistema funziona.


In Italia, dove tutto arriva con molta calma, inizialmente Amazon sembra interessare solo una clientela giovane e specializzata: un laureando romano che sta lavorando sulla sua tesi in storia del cinema sulla Blaxploitation non ha altra scelta che acquistare le sue videocassette su Amazon. Con tutto quello che ne deriva in ambito di globalizzazione: deve comprare al negozietto di elettrodomestici sotto casa il videoregistratore ( e sì, stiamo ancora in quella epoca lì!) in grado di leggere il formato statunitense. Questo piccolo esempio serve a far comprendere come anche un piccolo acquisto su Amazon portasse dietro di sé tutta una serie di fattori, e come improvvisamente la cultura di altri Paesi era diventata un mercato globale.

Rappresentanti da tutto il mondo, Amazon Associates

Un’altra grande novità introdotta dal sito di e-comerce è quella di affidare una parte delle vendite ai suoi “affiliati” tramite Amazon Associates: già nel 2003 Amazon poteva contare su quasi un milione di venditori indipendenti. Gli associates indirizzano i clienti sui prodotti di Amazon e ricevono una commissione per ogni vendita diretta o indiretta. Amazon è stato pioniere di quest’idea, oramai molto diffusa anche presso altri siti di e-commerce.

Oggi è uno dei modi con cui si guadagna da vivere un sacco di gente che passa il suo tempo su internet aggiornando i suoi blog o proponendo i suoi tutorial, grazie anche a un’organizzazione molto semplice: è sufficiente avere uno spazio on line dove proporre gli articoli più conformi agli argomenti trattati scegliendoli dal catalogo Amazon, che ad oggi conta quasi 30 milioni di prodotti, e proporli via testo o banner grazie ai link che Amazon ti fornisce, guidandoti passo passo. La soglia di ingresso è bassissima, e se per un blogger fai da te si tratta di guadagnare pochi euro al mese, c’è chi ne ha fatto il suo lavoro arrivando a crearsi il suo stipendio.

Le novità introdotte da Amazon.com

Un sito di commercio on line così relentless ovviamente ha dovuto introdurre costantemente novità sia da un punto di vista di pagamento che di fruizione. Abbiamo già parlato delle recensioni, delle affiliazioni, ma anche dal punto di vista delle transazioni economiche Amazon si è costantemente aggiornato, a partire dalle Amazon Visa Card, per arrivare a implementare il servizio con dei procedimenti di autenticazione e acquisto facilitato per i clienti.

Altra caratteristica targata Amazon è il Search Inside the Book. Come dice il nome, è una tecnologia che permette ai clienti di cercare parole chiavi all’interno di un libro del catalogo Amazon, cosa resa possibile da un profondo lavoro sia in ambito di accordi con le case editrici, che in ambito legale sulle violazioni del copyright, limitando il numero di pagine visibili dal potenziale cliente ma anche mostrando pagine non stampabili. Ma con un divino Amazon Upgrade, alcuni libri possono essere fruiti anche on line. Il che è super interessante per chi per esempio non sta esercitando la nobile arte della lettura, con tisana, occhiali e plaid sule ginocchia, ma ha necessità di accedere ad alcuni testi per motivi di studio o lavoro. Il servizio Search fu reso possibile dall’acquisizione di A9.com, specializzato in algoritmo di ricerca. Sì, il famigerato algoritmo, quello di cui tutti parlano facendo finta di capire cosa sia, lo bistrattano sentendosi controllati da una potenza aliena che ci installa microchip sottocutanei, salvo poi divertirsi a regalare i propri dati sensibili giocando a test in cui viene rivelato cosa saresti se fossi una divinità greca o che faccia avresti se fossi nato nel 1500.

Nel frattempo, nel 2004, Amazon inizia a dedicarsi all’arte ciematografica, grazie a una collaborazione con la Ridley Scott Associates, per cui produsse 5 cortometraggi che pubblicò on line ( Portrait, Agent Orange, Do Geese See God, Tooth Fairy e Careful What You Wish For. ).
L’editoria è stata l’infanzia, l’adolescenza e la maturità del colosso, e citiamo solo due esempi: nel 2003 fu proprio Amazon a coordinare un evento epocale nel commercio on line: la vendita di 1,3 milioni di copie di un altro momento commerciale che ha pochi precedenti: Harry Potter e l’Ordine della Fenice. Un altra incredibile novità è l’alternativa al cartaceo per gli amanti della lettura: il Kindle.

Leggi anche: quanto costa Amazon Prime Video?

Amazon Kindle


Quando il 19 novembre del 2007 Amazon Kindle fece il suo ingresso nel mondo dei lettori di libri elettronici, esistevano già altri book reader, ma col suo solito spirito implacabile il modello del colosso dell’e-commerce realizzò la vera rivoluzione.
Inizialmente destinato solo ai clienti USA, nell’arco di qualche anno approda anche in Europa e in Italia nel 2011. il Kindle accese letteralmente il fuoco degli appassionati dell’editoria, convincendo facilmente i più smaliziati e giovani. Molti sono ancora i lettori che preferiscono il cartaceo, che amano l’oggetto libro, che vogliono conservare i loro sogni uno a fianco all’altro nella libreria del salotto. Ma anche per loro il Kindle si rivela molto utile per i saggi, per i libri da consultazione, per tutte quelle letture che non richiendono un momento emozionale. Per tutti gli altri, diventa un modo di leggere a basso costo, e per qualcuno anche una scelta ecologica. Una volta acquistato il Kindle, basta connettersi a internet per scaricare il vasto catalogo di libri gratuiti o a pagamento messi a disposizione da Amazon. Sono gli anni della rivoluzione low cost, anche viaggiare diventa sempre più accessibile, e il Kindle permette di portarsi dietro un’intera libreria da leggere in riva al mare o sul cucuzzolo di una montagna, senza appesantire il proprio bagaglio. Inoltre, rispetto agli altri dispositivi, il Kindle non affatica la vista, non avendo la feroce retroilluminazione di un tablet, grazie alla tecnologia dell’inchiostro elettronico.

La rivoluzione Amazon Prime

È il 2005 quando Amazon annuncia una grande novità: il servizio Prime. Con un abbonamento decisamente abbordabile ( poco meno di 4 euro al mese), il cliente entra nel club di quei privilegiati che possono accedere a un servizio di consegna super veloce, senza spese di spedizione. Come nei migliori ipermercati, alcuni prodotti sono in offerta solo per gli abbonati Prime, e oramai siamo abituati a vederci recapitare il pacco dal logo sorridente anche in solo un giorno. Super comodo per necessità impellenti in un’epoca pandemica dove diventa complicato comprare quello che ci serve, ma anche un vizio a cui ci siamo abituati velocemente. Ma non è tutto. Negli anni il servizio Prime si è allargato a dismisura, offrendo tra le altre opzioni Prime Music e Prime Video: il primo, mettendo a disposizione una libreria di oltre due milioni di brani, fa concorrenza a Spotify; il secondo, con la sua proposta di film, serie tv e contenuti originali targati Amazon, è la risposta economica a tutto quell’elenco di televisioni a pagamento che hanno invaso il mercato nel secondo decennio degli anni Duemila.

Abbiamo già citato, come non farlo, la pandemia da Covid 19 che ha costretto a casa miliardi di persone di tutto il mondo: è evidente che i servizi on line sono cresciuti a dismisura e tra questi ovviamente anche Amazon, allargando la sua offerta anche alla spesa alimentare con Amazon Pantry e Amazon Prime Now, grazie all’accordo con alcuni supermercati delle principali città.

Da una libreria on line alla spesa quotidiana. D’altronde leggere è il cibo della mente…

Lascia un commento