La7 presenta il suo nuovo programma della domenica, condotto da Giovanni Minoli. L’ occasione per mettere le cose in chiaro con il Governo e con il vero competitor nel settore dell’ informazione: la Rai. E’ La7 a fare ben dodici ore di informazione al giorno in diretta e a confermarsi come il vero punto di riferimento informativo degli italiani. Perché non ripensare ad un canone “meritocratico”?

La7 chiede il canone Rai
La7 è il vero canale d’ informazione nazionale? E perché non fargli prendere un pezzo di canone? La proposta viene dall’ amministratore delegato

La7 è in un momento d’ oro e probabilmente ne godrà ancora per molto visto l’ avvio, con il referendum, di una nuova stagione politica molto accesa. Le dà ragione l’ audtel e in questo post abbiamo analizzato per bene la virata della La7 di Cairo, verso il modello all news.

Per questo al Maxxi di Roma, in occasione della presentazione del nuovo show della domenica di Giovanni Minoli, Faccia a Faccia, l’ amministratore delegato di La7, Marco Ghigliani stuzzica sul tema del canone:

“La7 è indipendente e super partes. Siamo l’unica rete generalista in crescita. Quest’autunno siamo cresciuti a due cifre rispetto allo scorso anno,del 15% nel prime time. La 7 offre una media di oltre 12 ore al giorno d’informazione. Perché non mettere a gara tra i privati, su progetti di servizio pubblico, una piccola quota del recupero del canone che viene realizzato attraverso il pagamento delle bollette della luce?”.

E continua…

“Abbiamo chiesto che l’occasione del rinnovo del canone di concessione del Servizio Pubblico diventi una riflessione sulla ripartizione delle risorse sul mercato, a beneficio di tutta la filiera produttiva. I meccanismi possono essere il ripensamento della ripartizione del canone, oppure la revisione dei tetti pubblicitari nei confronti dell’operatore di Servizio Pubblico. Speriamo che si possa arrivare a una soluzione anche perché, come rete che fa dell’informazione la sua vocazione, abbiamo una serie di adempimenti normativi, come la par condicio, che ci impongono una serie di vincoli che costituiscono un carico molto importante. Ho letto delle recenti dichiarazioni del sottosegretario Giacomelli e del presidente dell’Agcom che indicano una sensibilita’ per un’apertura su questo tema”.

Insomma, ora che il canone lo paghiamo tutti perché non renderlo disponibile alle emittenti free to air in base al merito? E’ possibile che la Rai finanzi con il canone programmi di puro intrattenimento mentre le lunghe quotidiane maratone di La7 debbano cavarsela solamente con la pubblicità (che scarseggia sempre più)?

Un modello che distribuisca le risorse derivate dal nuovo canone televisivo, in base alle ore di programmazione informativa e culturale e in base ai risultati, potrebbe stimolare le televisioni a migliorare i propri palinsesti.

Insomma la proposta di Ghigliani ci piace e ci sembra moderna. Potrebbe garantire la famosa pluralità. Anzi, questo termine è troppo inflazionato. Chiamiamola, semplicemente, neutralità. La qualità giudicata tale e in quanto tale stimolata dallo Stato, indipendentemente dall’ editore.

E allora anche il canone televisivo, potrebbe diventare oggetto di una sana e creativa competizione tra i poli televisivi del nostro Paese.

Voi cosa ne pensate?

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