Che poi, diciamocelo chiaramente, anche gli americani hanno vissuto tutto questo come un lungo e tormentato reality show. Gli statunitensi vivono le loro sacre Presidenziali, con la stessa passione e serietà con la quale seguono anche il Superbowl.

MaratonaMentana Presidenziali Usa
#MaratonaMentana non è solo un modo per seguire le Presidenziali d’ America. E’ uno stile di vita. Un modo di concepire la politica, sulla vecchia tv.

In Italia invece la politica è sempre stata circondata da un’ aurea più cerimoniosa, più impolverata. Era difficile, fino a poco tempo fa, pensare, editorialmente parlando, ad uno show incentrato sulle elezioni. Almeno fino al giorno in cui Mentana, quel pazzo di Enrico, ha incontrato il suo nuovo editore Cairo. Da quel momento la sua rete, il leggendario terzo polo, ha smesso di investire nel costoso intrattenimento e ha puntato tutto sulle notizie. Ma orfana della leggerezza, la tv sul canale 7, ha fatto confluire i generi. Creando un Frankenstein riuscitissimo.

Un nuovo modo di fare televisione e di raccontare le cose, molto web oriented, che è, appunto, #MaratonaMentana. Un fenomeno di costume, un binge watching più da serie cult che da contenitore informativo. E’ il genere Mentana. Re dell’ improvvisazione. Quello che anche con pochi mezzi, con collegamenti che saltano, con traduttori impacciati, ti fa 10 ore di diretta che nemmeno Columbro nel mitico 30 Ore per la Vita (chi se lo ricorda?). Lo spettacolo non sarebbe così bello se non si avesse una vaga sensazione che tutto sia realizzato con massimo 200 euro.

Mentana salirà sul palco tra poche ore, per la sua no-stop sulla sfida tra Trump e Clinton, l’ Election Night che potrebbe consegnare, come praticamente tutto il pianeta spera, una vittoria relativamente facile alla solida Hillary.

Dalla mezzanotte fino a quando non si sa, Mentana chiacchiererà ininterrottamente. Instancabile. Facendo di questo, che è comunque un passaggio importante per il mondo intero, un mega gioco televisivo. Una giostra, sotto il segno dello spettacolo prima di tutto. Mentana, pure senza ospiti – tanto è uguale – annuncerà i mille too close to call che abbiamo imparato a conoscere con le precedenti tornate, sempre parecchio barocche, delle elezioni americane.

Gente che vota, gente che manda cartoline, che nomina grandi elettori che a loro volta votano un Presidente, che poi in realtà quando va bene è votato da un americano su cinque. Che poi Mentana fa sempre lo spiegone del sistema, tanto che si fanno le tre di notte e ti sembra di vedere Ettore Andenna chiarire le bizzarre regole di Giochi Senza Frontiere (e questa chi se la ricorda, eh?).

A proposito, la Costituzione Americana non la cambiano da qualche secolo, nonostante le prassi stravaganti del voto. Per loro la forma è forma, la sostanza è altro.

In tutti i modi, Mentana sarà seguito da masse di fan, sul suo canale e ancora di più sui social. Lì è fortissimo. Mentana, a guardarlo bene, è Twitter con gambe e braccia.

Ufficialmente informa, nell’ intimo diverte. Tanti auguri all’ America che sarà domani.

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