Nei corridoi Mediaset si discute di grandi cambianti e di ricentrare con decisione il core business dell’azienda. A partire dall’organizzazione dei canali generalisti dopo l’approdo anche sulla piattaforma satellitare di Sky, che sembra stia già portando i primi risultati positivi. Anche grazie alla posizione strategica di Rete 4, Canale 5 e Italia Uno sul telecomando di Sky.Ma quale futuro per l’azienda del Biscione? (Le nuove offerte per abbonarsi a Sky sono disponibili a questo link!)

Mediaset bye bye pay tv
Mediaset più leggera senza il peso della pay tv. Ora che R2 è passata a Sky, Cologno Monzese si concentra sul free to air.

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In attesa del prossimo Cda previsto per il 12 marzo, ai piani alti di Mediaset non sembrano esserci grosse preoccupazioni dal punto di vista dei ricavi dovuti agli introiti pubblicitari.

È vero anche che Mediaset ha da sempre quest’abitudine, molto Berlusconiana, nel fare dichiarazioni sempre ottimistiche e positive nonostante, di fatto, gli ascolti siano pericolosamente in calo almeno per Canale 5.

Il passaggio definitivo a Sky sia di tutti i canali free e sia quelli Premium, di cui Mediaset rimarrà editore assoluto, ha sancito una svolta che potremmo quasi definire epocale: nel futuro però sembra esserci solo tv generalista in chiaro e niente pay tv. O quasi.

La pay tv scomparirà?

Difficile fare qualsiasi previsione in tal senso. Ad oggi la pay tv italiana intesa come tv a pagamento tradizionale su modello Sky, sembra godere ancora di ottima salute ma secondo Pier Silvio Berlusconi, proprio i canali a pagamento stanno soffrendo e potrebbero soffrire sempre di più della forte concorrenza delle piattaforme streaming. (fonte 1 e fonte 2).

Obiettivamente con l’arrivo in Italia di Netflix, quindi di Prime Video di Amazon e un sempre maggiore consolidamento anche di TimVision, ne abbiamo anche parlato in questo articolo, gli spettatori sembrano sempre più inclini a pagare un prezzo basso per una fruizione di contenuti facile, veloce, immediata e soprattutto senza vincoli.

Da parte sua Sky ha furbamente attivato per la sua offerta sul digitale terrestre una tipologia di abbonamento senza vincoli e senza costi di uscita, anche in questo caso abbiamo analizzato qui la questione.

Da un punto di vista di tv cosiddetta tradizionale bisogna ammettere obiettivamente che Sky è avanti mille anni luce, non solo in quanto a contenuti ma a tecnologie. Basti solo citare su tutto il MySky che per l’Italia è stata una novità assoluta.

La possibile via dell’integrazione sinergica tra modelli di fruizione

Prossimamente su Sky Q è in arrivo proprio Netflix che non sarà solo una semplice applicazione aggiuntiva ma una vera e propria integrazione. Servirà? Sarà quella la strada per far convivere tv a pagamento e servizi di streaming?

Difficile dirlo ma è evidente che la tv satellitare in Italia al momento non gode dello stesso appeal di qualche anno fa.

La tv tradizionale è morta? Viva la tv tradizionale

In questo scenario di grandi cambiamenti, di grandi numeri e progetti futuri un dato è ancora certo e incontrovertibile: la tv in chiaro, quella del digitale terrestre, pur soffrendo di una emorragia di un certo tipo di spettatori, soprattutto giovani, gode ancora di ottima salute.

In particolare, per quanto riguarda le reti tematiche l’aumento sarebbe del 20% (con un contributo di oltre 200 milioni di euro), del 6,2% per le radio (+0,7 rispetto al mercato), del 10,5% sul digitale (contro il 4,5% del mercato).

Nonostante il calo di ascolti, le cose in Mediaset sembrano comunque andare bene e ora che ci si è liberati in un certo senso della zavorra Mediaset Premium, penalizzata anche dalla perdita dell’offerta di calcio, ai vertici in azienda interessa rientrare al massimo in un certa posizione dominante.

Anche i risultati del riposizionamento di Rete 4 vengono considerati positivi mentre la raccolta pubblicitaria rimane ancora in gestione alla concessionaria interna Publitalia ’80.

Mediaset punta nuovamente allo sport dopo la parentesi fortunata dei Mondiali 2018, con sport come la Formula E (fonte), la Nations League, e la Champions potrebbero riportare in auge l’offerta televisiva in chiaro.

Mediaset e la credibilità sugli spettatori

Un capitolo a parte meriterebbe comunque una piccola riflessione che sembra non andare di pari passo con i numeri che pure sono importanti: quanto conta la credibilità di un’azienda sugli introiti?

Ai vertici Mediaset forse importa poco ma la gestione poco accurata soprattutto di Canale 5 che resta il canale ammiraglia dell’azienda, le polemiche su diverse scelte editoriali e di palinsesto e i flop numerosi che si continuano a ripetere dovrebbero portare ad una seria riflessione.

Quanto accaduto lo scorso anno al Grande Fratello con Barbara D’Urso (giusto per citarne uno su tanti): violenza fisica e verbale, bullismo, sessismo in diretta h24 hanno davvero superato ogni limite, quasi legale: davvero un’azienda televisiva può sperare di essere competitiva, innovativa continuando a puntare così tanto su contenuti trash che fanno, alla fine, scappare gli inserzionisti?

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