Annoverare Silvio Berlusconi tra i contrari alla riforma costituzionale, è sempre più difficile. Certo, c’ è la posizione ufficiale. Però l’ impero mediatico di Berlusconi è apertamente schierato per il sì alla riforma della Costituzione voluta dalla maggioranza. Senza questo governo, Mediaset teme per il proprio futuro. Ma perché?

Berlusconi Mediaset e Referendum
Le aziende di Berlusconi si sentono più tutelate dal Governo Renzi e non vogliono nuove elezioni.

Contraddizioni del neoliberismo in salsa italiana, dove un gruppo media ha anche un partito. Ma su questo ci abbiamo fatto l’ abitudine. E gli affari, di Berlusconi, come sottolinea lui stesso, vanno meglio se alla guida del Paese resta l’ attuale maggioranza, quella, tanto per ricordarlo, TEORICAMENTE a lui avversa.

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A chiarire bene l’ endorsement del suo gruppo è lo stesso Silvio Berlusconi intervistato a Porta a Porta.

“Hanno paura della possibile ritorsione di chi ha il potere. Ho avuto discussioni a questo livello e ho dovuto accettare questo fatto essendoci dentro le aziende i risparmiatori e devo prendere atto che la dichiarazioni del presidente Mediaset (Fedele Confalonieri) sono attribuibili alla difesa di questi risparmiatori. Se il governo dovesse vincere ci sarebbero conseguenze negative per le nostre aziende”.

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Evidentemente la vittoria del no è legata ad una possibile crisi di Governo, non automatica ma annunciata più volte dallo stesso premier Matteo Renzi. Nuove elezioni possibili che potrebbero portare ad un Governo del Movimento 5 Stelle, nei confronti del quale le aziende di Silvio Berlusconi, perlopiù concessionarie di beni pubblici, come le frequenze, si sentono preoccupate.

Ma perché tutta questa preoccupazione? Il business di un’ azienda non funziona a prescindere dalle maggioranze di governo? Evidentemente no, nel caso di Silvio che con Matteo, imprenditorialmente parlando, va a braccetto.

Una posizione, quella di Mediaset, evidenziata anche dalla massiccia presenza del premier Renzi sui media del gruppo, problema già evidenziato all’ AGCOM dai rappresenti del M5S.

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