La serie Tv originale Netflix è arrivata alla terza stagione, con la quarta in produzione, ed è a conti fatti una delle più interessanti e qualitativamente alte che si possono trovare nel catalogo.

Recensione Bojack Horseman

Partiamo con questa recensione dicendo che si tratta di una serie animata, ma di certo questo non la fa sfigurare nei confronti di quelle in live action, ambientata in un mondo popolato da animali con fattezze umane. In questo contesto si inserisce il protagonista, Bojack, cavallo attore sulla cinquantina, diventato famoso e ricco in gioventù grazie ad una serie TV, Horsin’Around, che è anche la sua croce.

Bojack infatti non è mai riuscito ad ottenere la definitiva consacrazione, restando sempre legato a quel ruolo. Il nostro protagonista si trova quindi in una crisi di mezza età, alla ricerca continua di un rilancio per entrare definitivamente nell’olimpo di Hollywood.

Le tre stagioni, partendo da questo presupposto, seguono i tentativi di Bojack di tornare sulla cresta dell’onda, tra la scrittura della propria autobiografia, fino al ritorno al grande schermo, con il ruolo della vita, come pretesto per analizzare i comportamenti dell’attore. Ed è qui che viene fuori il bello della serie, senza trascurare le vicissitudini sempre gradevoli e divertenti (mai eccessivamente “cartoonesche”): i rapporti interpersonali tra il nostro cavallo e chi gli sta attorno.

I personaggi in questione sono vari e disparati, alcuni decisamente sopra le righe, come Todd Chavez, uno dei migliori amici di Bojack completamente immaturo e inadatto a vivere nel mondo, o Princess Caroline, la gatta agente (ma anche amante) del cavallo alla ricerca della sua affermazione sia personale che professionale, o ancora Diane Nguyen la ghostwiriter assunta per completare il romanzo dell’attore. Tutti loro subiscono il vortice autodistruttivo e autolesionista dell’attore.

Perennemente insicuro, desideroso dell’approvazione degli altri, egocentrico, fino al punto di sabotare i sogni altrui, vittimista e immaturo, trascinerà tutti coloro che gli gravitano intorno in un susseguirsi di sventure professionali e personali, tutto ciò condito da situazioni e dialoghi politicamente scorretti.

Con quest’ottica vengono affrontati anche temi molto seri come l’alcolismo, il cancro, la droga, l’aborto e il tradimento nei confronti di amici e fidanzate.

Bojack è un personaggio che a tratti ho odiato per il suo comportamento, però sono sempre riuscito a capirlo e tutte le sue scelte sono lo specchio chiaro e limpido di certi comportamenti (naturalmente qui esasperati) che possiamo rivedere in tante persone nella vita di tutti i giorni. Non condivido molte delle sue scelte, ma lo si compatisce, perché tutto quello che fa lo porta a pagare prezzi sempre più alti e a perdere molto di ciò a cui, a suo modo teneva.

Non ho mai visto una serie che riuscisse a caratterizzare con così tanta umanità i propri personaggi. Il fatto che sia animata e popolata da animali parlanti amplia questo effetto, in quanto si può esagerare ed estremizzare ancora di più tutto quello che è portato sullo schermo. Ritengo di poterla tranquillamente definire un piccolo gioiello, che tramite ambientazione e personaggi sopra le righe fa osservare e riflettere sulle straordinarietà della natura umana.

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