Oggi vorrei prendere in esame una serie TV molto particolare: Sherlock. Lo show non è originals Netflix, quindi è già andato in onda sulla BBC, dalla quale è prodotto, e in Italia su Mediaset, prima che venisse portato completamente sul catalogo della piattaforma streaming.

Sherlock Netflix recensione e opinioni
Sherlock, la serie disponibile anche sul catalogo di Netflix. Uno show straordinario tra innovazione e autoritalità.

Per la nostra serie di recensioni sui prodotti del catalogo Netflix parliamo oggi di Sherlock, serie liberamente ispirata al personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle.

La serie non è ambientata in epoca vittoriana, bensì ai giorni nostri. La particolarità del prodotto risiede proprio in questo: attualizzare un personaggio, ormai super classico, come Sherlock Holmes.

Ritengo che il mettersi in gioco andando a toccare un’icona dimostri molto coraggio da parte degli ideatori della serie Steven Moffat e Mark Gatiss, che hanno saputo destreggiarsi benissimo in questo arduo lavoro.

Anche il formato della serie TV è molto particolare, infatti abbiamo tre stagioni formate da tre episodi ciascuna di circa novanta minuti l’una. Questa partcolarità rende il prodotto un cross over tra grande e piccolo schermo. La scelta mi pare assolutamente vincente, in quanto gli episodi sono tutti ben scritti, ben ritmati, sempre interessanti e la trama sviscerata e comprensibile, anche perché trattando un personaggio del genere è ben facile scadere nel banale.

A livello recitativo la serie si attesta su un livello altissimo: Benedict Cumberbatch, che interpreta Sherlock Homes, offre una prova di assoluto livello, dando vita ad un personaggio memorabile e intrigante; Andrew Scott, che nella serie è Moriarty, caratterizza un antagonista fenomenale, un mix di genialità e disturbi mentali; Martin Freeman, John Watson, è un’ottima spalla che si contrappone molto bene all’eclettismo di Sherlock, con un personaggio meno interessante, ma di indubbio valore.

La serie ripercorre alcuni dei principali episodi già narrati dal Sir Arthur Conan Doyle (anche nei titoli, ricordo che la prima puntata della prima stagione si chiama “Uno studio in rosso” o anche la puntata della seconda stagione “I Mastini dei Baskerville”) ma inserendo il tutto nel mondo moderno, trattando temi come il terrorismo che sono oggi di drammatica attualità.

La serie riesce quindi nel compito più difficile: trattare un classico, riuscendo a dargli una propria identità. E lo fa con coraggio e scelte oculate, superando brillantemente la prova. In un periodo in cui al cinema e nelle serie TV i remake, piatti e banali,  sono all’ordine del giorno, troviamo un prodotto di assoluta qualità, che riesce a reinterpretare e intrattenere (ad alto livello). Speriamo solo che non sia un caso isolato!

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