Storia della Pay Tv

Storia e storie della televisione a pagamento. Come nasce il concetto di pay tv e quali sono i principali protagonisti che nel nostro Paese hanno cavalcato il modello tv a pagamento. Da Telepiù a Sky, passando per Stream, Dahlia e Premium. Ecco quello che è successo.

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La televisione sin dagli anni ’50 è diventata parte integrante delle nostre case. I salotti si costruiscono attorno all’apparecchio televisivo, i ragazzi crescono accompagnati dai cartoon, le coppie si creano e si disfano sul divano di casa.

Ma se un tempo le giornate erano scandite dai programmi televisivi, oggi la possibilità di fruire dei programmi in qualsiasi momento della giornata, e da diversi dispositivi, rende la tv praticamente onnipresente nelle nostre vite.

Una delle rivoluzioni della televisione è stata infatti la tv a pagamento, o pay tv.

Cos’è la televisione a pagamento

Come dice il nome, si tratta di una televisione che fornisce contenuti in seguito a una sottoscrizione. Più semplicemente, si tratta di una tv privata destinata a telespettatori che pagano per vedere.

Differenza tra pay tv e pay per view

Fondamentalmente può funzionare in due modi: il primo prevede un contratto di abbonamento, in genere della durata di un anno rinnovabile, che permette di fruire di tutti i contenuti, o di un determinato canale tematico (ad esempio dedicato al calcio, o ai film, o i cartoni animati, solo per fare qualche esempio). Una seconda modalità permette invece al telespettatore di fruire di un programma televisivo specifico. In questo secondo caso viene chiamata pay-per-view, ovvero si paga per vedere un determinato contenuto.

Il sistema su cui ruota la pay tv sono ovviamente i soldi: insieme alla pubblicità questo è il modo in cui si finanziano le televisioni private. Ovviamente la televisione a pagamento ha senso di esistere per il fatto che riesce ad acquisire diritti televisivi molto più importanti dei canali gratuiti.

Uno di casi più importanti in Italia, almeno agli albori delle pay tv, erano i campionati di calcio, che fino a quel momento non venivano trasmessi su nessun canale: l’unico modo di seguire una partita era alla radio. Per vedere le azioni dei nostri campioni del cuore, o si andava allo stadio, o si attendeva pazientemente il programma serale dedicato al calcio che mandava in onda solo alcune delle azioni più significative della giornata.

Oggi le pay tv si sono organizzate con un sistema multicanale, e mandano in onda una grande varietà di contenuti: dai film alle trasmissioni televisive più gettonate, tutti i tipi di sport e soprattutto le famose serie tv.

Storia della pay tv

La televisione a pagamento nasce in Inghilterra negli anni ’60, ma già da tempo negli Stati Uniti esisteva una forma primordiale di pay-per-view: la televisione teatrale.

In sostanza, alcune trasmissione televisive dedicate al pugilato erano trasmesse in diretta in alcuni teatri, dove gli spettatori pagavano un biglietto per assistere alla diretta dell’incontro.

Se il primo evento di boxe trasmesso tramite pay per view fu nel 1948, il vero successo si ebbe in quell’epoca incredibile che fu quella che vide protagonista indiscusso della Boxe l’indimenticabile Muhammad Ali. Il Rimble in the Jungle, l’epico incontro tra Ali e Foreman a Kinshasa ( ex Zaire), oltre a passare alla storia non solo del pugilato, ma dello sport, e oltre, fu certamente il più grande evento sportivo del 20° secolo, e per quanto riguarda la televisione a pagamento, arrivò a ben 50 milioni di biglietti.

L’anno successivo, nel 1975, fu sempre Ali protagonista del Thrilla a Manila, tra il campione e Joe Frazier, nelle Filippine. L’evento batté tutti i record di ascolti, con 1 miliardi di spettatori, tra cui oltre 100 milioni di persone che seguirono l’incontro nelle televisioni teatrali a circuito chiuso.

Negli anni successivi, tra la fine dei ’70 e gli inizi degli ’80, arriva anche negli USA la televisione in abbonamento, con trasmissioni crittografate che potevano essere visibili solo attraverso un’apparecchiatura specifica. Esattamente il senso dell’attuale decoder.

In Europa la televisione a pagamento arriva nel 1982, inizialmente in Svizzera con Teleclub, successivamente, nel 1984, con la francese Canal+.

La pay tv in Italia: la nascita di Tele+

Telepiù 1

In Italia, dobbiamo aspettare l’inizio degli anni ’90, quando una nuova normativa consente il cavo pluricanale. Nasce TELE+, la prima televisione a pagamento italiana, che propone sulle normali frequenze analogiche tre canali criptati. Potete leggere su questo argomento anche il nostro articolo specifico sulla nascita di Telepiù.

Sottoscrivendo un abbonamento, l’utente riceveva un apposito decoder che consentiva la visualizzazione dei programmi.

Tele+ apparteneva alla Telepiù Spa, controllata da una cordata costituita da Leo Kirch, Vittorio Cecchi Gori e… provate a indovinare?

Certamente, sempre lui, l’immancabile Silvio Berlusconi. Nel periodo immediatamente successivo Tele+ si moltiplica creando tre canali:

  • Telepiù1, dedicato ai film,
  • Telepiù2, dedicato allo sport,
  • Telepiù3, dedicato alla cultura e all’intrattenimento.

Inizialmente le trasmissioni furono mandate in onda in chiaro, con una massiccia campagna pubblicitaria volta ad acchiappare quanti più abbonati possibili: il 1 Giugno del 1991 le trasmissioni del canale cinematografico iniziano ad essere criptate, e per poterne fruire era necessario abbonarsi. Il primo film trasmesso in questa nuova modalità fu il cult di fantascienza Blade Runner.

Attivando l’abbonamento l’utente veniva rifornito di un apposito decoder da collegare al televisore. Ben presto Tele+ si dota di una serie di servizi aggiuntivi da offrire agli utenti: ad esempio i sottotitoli, i palinsesti, le trame dei film trasmessi e una serie di altre utility.

Nonostante la grande novità di poter accedere a programmi esclusivi, in più senza le fastidiose interruzioni pubblicitarie, gli esordi di Telepiù furono molto difficili, con enormi perdite a carico della Società, che decise di porvi rimedio siglando un importantissimo accordo con la Lega Calcio.

A partire dal 1993 la pay tv poté trasmettere con regolarità in diretta ogni settimana un posticipo di Serie A, che andava in scena la domenica alle 20.30, e un anticipo di Serie B, la sera del Sabato.

Anche se sporadicamente gli italiani avevano potuto assistere a dirette di calcio sulle reti RAI, per la prima volta veniva offerto un servizio con cadenza regolare. Per dirigere la redazione sportiva di Telepiù venne scelto Aldo Biscardi, che traghettò su Tele+ anche il suo storico Processo.Nonostante l’entusiasmo calcistico degli italiani, i risultati non furono quelli auspicati.

I problemi in Telepiù sono molteplici, e nel 1993 Cecchi Gori litiga con Berlusconi e vende la propria quota della società portandosi dietro l’importante pacchetto di film di cui era proprietario col suo gruppo.

Negli anni successivi l’assetto societario cambia diverse volte. Nel 1995 il sudafricano Johann Rupert cerca di rilanciare la pay-tv, senza successo visto che l’anno successivo decide di vendere la sua quota alla francese Canal Plus. Passa solo un anno e anche il tedesco Leo Kirch vende ai francesi, che arrivano a conquistare il 90% della società. Il restante 10% resta alla Fininvest.

Nel frattempo si sta facendo strada il satellitare, e nel 1997 la piattaforma viene riorganizzata: Telepiù Satellite diventa D+, mentre i tre canali Tele+ diventano Tele+nero, Tele+ bianco e Tele+grigio, su cui vengono trasmessi più di 100 film ogni mese in anteprima assoluta. D+ conquista il grande calcio, e trasmette su un canale dedicato la diretta delle partite di Serie A di diverse squadre, tra cui la Juventus, di cui sarà sponsor nella stagione ’98-99, Inter, Milan, Atalanta, Bari, Bologna, Brescia, Perugia, Reggina, Verona e Vicenza, intercettando anche i tifosi di altre maglie.

Il tifoso italiano, infatti, col suo calendarietto formato biglietto da visita ben custodito nel portafogli, grazie alle trasferte può seguire quindi ben 11 partite della sua squadra del cuore, anche se questa non fa parte del pacchetto D+.

Nel 2001 assistiamo a un nuovo cambiamento: D+ cambia ancora nome per diventare TELE+Digitale, con nuove offerte e pacchetti destinati ai nuovi abbonati.
Nel frattempo, durante tutto quest’ultimo periodo, un’altra piattaforma si era affacciata nel mondo delle pay-Tv: Stream.

La televisione satellitare e Stream TV

Logo di Stream Tv

Nel 1997, dunque, viene lanciata Stream TV, una nuova piattaforma televisiva a pagamento che utilizzava la rete in fibra ottica di Telecom Italia. Nel 1998 avviene la rivoluzione del satellite: inizia il periodo della antenne paraboliche, che per anni hanno modificato lo skyline delle nostre città, punteggiando i tetti di queste grosse padelle direzionate verso il cielo. La nuova tecnologia è molto meno costosa ( basta un trasmettitore per interi continenti) e soprattutto può arrivare in tutte le case, a differenza della fibra ottica.

Stream si presenta al pubblico con tutta una serie di canali tematici come cinema o sport, e una serie di pacchetti che permettevano di avere un abbonamento più ampio.
La grande partita contro Tele+ si ha sui diritti del calcio: le squadre di serie A sono letteralmente spacchettate tra le due televisioni a pagamento.

Siamo ancora in epoca di videocassette prima e dvd, gli italiani possono vedere i loro film preferiti noleggiandoli nei negozietti di quartiere o nei grandi Blockbuster, ma il calcio continua ad essere l’unico momento non “affittabile” nell’intrattenimento italiano. Per poter seguire la propria squadra del cuore in diretta, le alterative sono due: o abbonarsi alla pay tv, o guardarla nei ristoranti e nei bar che avevano l’abbonamento.

Come nelle migliori storie d’amore, questa rivalità tra famiglie sfocia infine in un super conveniente matrimonio che porta alla nascita di Sky.

Gli anni 2000: Sky e Mediaset Premium

Sky Tv

Siamo arrivati al 2003, e le due società Telepiù S.p.A. E Stream S. p. A. si fondono. Nasce Sky, che monopolizza per un periodo la televisione a pagamento. Termina l’epoca della tv via cavo, e la neonata Sky Italia si accaparra praticamente tutti gli abbonati delle due piattaforme. Nello stesso anno nasce il canale SkyTG 24.

A fare per brevissimo tempo concorrenza al gigante unico Sky, resta una mini televisione coraggiosa, durata pochissima, che si chiama Conto Tv e della quale abbiamo raccontato la storia in questo post.

Nel 2005 arriva nuovamente lui, Berlusconi, con la sua Mediaset che dà vita a una nuova televisione a pagamento: nasce Mediaset Premium. Da questo momento in poi. La storia delle pay tv va di pari passo in un ping pong tra le due piattaforme.

Logo di Mediaset Premium

Nel 2006 Telecom Italia vende le sue quote di Sky a un altro personaggione: l’imprenditore Rupert Murdoch, descritto dal suo rivale tedesco Leo Kirch con l’affettuoso nomignolo “ lo squalo dai denti lunghi”. Inizia una battaglia tra titani tra Murdoch e Berlusconi, che si gioca in gran parte sui diritti televisivi dei campionati di calcio.

La storia dei diritti televisivi della Serie A è tanto complessa quanto noiosa se raccontata: ogni anno una serie di diritti passano da una parte all’altra tra digitale e satellitare, partite in casa e interviste negli spogliatoi, dove si affacciano nuovi personaggi.

Tra questi Cartapiù, servizio offerto di Telecom Italia, sostituita nel 2009 da Dahlia TV, per arrivare alla situazione attuale, che vede il campionato diviso tra Sky, con 266 partite e l’inglese DAZN, con 114 partite.

Ma l’Italia non è solo il Paese in cui tutti sono allenatori di calcio. Ci sono le famiglie, e soprattutto il vero business: i bambini. L’offerta delle Pay Tv negli anni si è arricchita con moltissimi canali destinati ai ragazzini, a partire a Disney Channel e Cartoon Network, offerti da Mediaset Premium, che ora fanno parte del pacchetto Sky.

Nel 2019 infatti Mediaset Premium ha cessato il suo servizio, lasciando i suoi contenuti in parte in mano a Sky, in parte a Infinity, tra i primi servizi di video streaming on line, edito sempre da Mediaset.

La pay tv streaming

Siamo dunque arrivati all’era dello streaming. Rispetto agli esordi delle televisioni a pagamento, la tecnologia si è evoluta moltissimo e la tv corre sulla rete.

Le piattaforme si stanno moltiplicando, grazie anche ai nuovi dispositivi come le Smart TV, che consentono l’integrazione di servizi legati a internet, i set top box, che permettono ai televisori tradizionali di accedere alle funzionalità della rete, e una serie di dispositivi come consolle videogiochi che permettono di visualizzare i contenuti delle nuove tv tramite App.

A farla da padrona è Netflix, che ha visto un forte incremento (come prevedibile) in epoca lockdown, e che è considerata dagli utenti la migliore per qualità delle immagini, programmazione, versatilità.

Subito dopo troviamo in classifica Apple Tv+ e Amazon Prime Video. La seconda, in particolar modo, è offerta a tutti gli utenti che hanno un account Amazon Prime, che consente di avere dei vantaggi sulle spedizioni del colosso degli acquisti on line, nonché di godere di una notevole quantità di musica gratuita da ascoltare sui propri device.

Complici le serie tv, sempre più di qualità e con cast stellari, e il profondo cambiamento sociale che sta attraversando il mondo occidentale, la tv è ormai sempre con noi, in ogni momento della giornata, in qualsiasi luogo, su ogni dispositivo.

Francesca Irene Thiery. (Franny) è un’illustratrice Romana. Dopo il diploma allo IED è stata selezionata a numerosi concorsi internazionali e ha pubblicato diversi libri. Da più di 20 anni realizza i suoi disegni sia per l’editoria tradizionale che per il digital. Dal 2020 scrive un suo blog di corsi di disegno (frannythiery.com) . Produce contenuti creativi, ironici e coinvolgenti per la UpGo.it srl.

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