Le tv locali italiane

Se la televisione accompagna ogni momento della nostra giornata, dai grandi canali nazionali a tutte le piattaforme di streaming e tv on demand, le tv locali continuano tuttavia ad avere un’importanza fondamentale per dare voce alle piccole realtà.

L’importanza delle tv locali

L’Italia è infatti un Paese caratterizzato da grandi differenzi culturali, sociali, geografiche ed economiche. Come primo aspetto, abbiamo una grande distanza tra il nord e il sud, ma anche tra le regioni montane e quelle marittime o dell’entroterra, per non parlare delle grandi città rispetto ai piccoli borghi.

La tv generalista si occupa certamente dei grandi temi di interesse generale, ma spesso anche di argomenti molto miseri, soprattutto in alcuni show strillati in cui l’argomento principale sembra essere il litigio e lo smascheramento di matrimoni finti e corna di alcune “star”.

La tv locale invece è un punto di riferimento importante per chi vuole informarsi su quanto accade nel proprio territorio. Non sono informazione, ma anche folklore, iniziative, eventi culturali o enogastronomici, per non parlare degli sport minori. Abituati come siamo a veder quasi solo la seria A e le competizioni internazionali di calcio, grazie alle tv locali possiamo seguire eventi sportivi di carattere regionale o anche cittadino, e di seguire la propria squadra di zona, per chi non abita nelle grandi città.

Un altro aspetto importante è l’accento. Sappiamo tutti che l’Italia ospita moltissimi dialetti e tantissime parlate differenti. La Rai è stata forse la prima grande insegnate di italiano, e ha contribuito a diffondere la lingua nazionale. Ma la specificità del proprio territorio è un patrimonio importantissimo del nostro Paese, che spesso viene messo in risalto solo per fare comicità o costume.

Se è dunque fondamentale fornire a tutti i mezzi per parlare un italiano corretto, è altrettanto importante onorare le nostre tradizioni locali, e questo tipo di tv permettono di viverle anche sul divano di casa.

Le tv locali sono “vecchie”?

Forse ai più giovani può sembrare vetusta l’idea di una tv locale, che richiama a immaginari di pesantissimi apparecchi televisivi con schermi da pochi pollici, invece che attivare la propria smart tv per seguire serie tv adrenaliniche in altissima definizione.

La realtà è che invece esiste ancora un’ampia fetta di popolazione che continua a seguire questo tipo di trasmissioni, che hanno spesso un linguaggio molto più discreto, intimo, e approfondiscono temi molto vicini alla popolazione, che si tratti di un’inchiesta territoriale o di un servizio sui motori.

In Italia infatti ci sono oltre 700 tv locali. Se è vero che ormai qualsiasi informazione è reperibile attraverso un click, ( anzi, anche i click ormai sono datati, basta chiederlo al proprio dispositivo Alexa o attivare il riconoscimento vocale sul proprio smartphone), molto spesso non siamo perfettamente consapevoli di cosa vogliamo sapere.

Il piacere di accendere la tv e farci guidare dai programmi, per scoprire che ci interessa un argomento che non avevamo mai preso in considerazione, è esattamente quello che offre la tv locale. Non solo, per cercare un’informazione su Google dobbiamo già averne notizia. La tv locale, ci informa di tutto quello che i grandi media snobbano, o per mancanza di tempo, o per una precisa linea editoriale.

Le tv locali italiane. La storia

Home del sito web di Telebiella

La nascita delle tv locali è caratterizzata da un percorso che ricorda la Strada Statale Pontina: pieno di dossi, di curve pericolose, lavori in corso, chiusure e riaperture.
Le tv locali nascono infatti negli anni 70, quando era ancora in vigore il monopolio, con un quadro legislativo piuttosto complesso.

Siamo nel 1972 quando il regista e imprenditore Giuseppe Sacchi crea Telebiella con trasmissione via cavo. Denunciato con procedimento penale alla Polizia Postale, si crea un vero caso. La Corte Costituzionale infatti nel 1974 emette una sentenza con cui sancisce l’incostituzionalità del provvedimento, affermando che la scarsità delle frequenze via etere non vietava di trasmettere via cavo.

Molti furono i risvolti politici e sociali di questo episodio. Tra i sostenitori di Telebiella c’era anche il povero Enzo Tortora. Le tv locali sono state incubatori di molti personaggi destinati a diventare famosi: su Telebiella esordì ad esempio Ezio Greggio. Rete Biella ha continuato a trasmettere fino agli anni ’90, quando ha dichiarato il fallimento e si è trasformata in ReteBiellaTV, che ancora esiste con un palinsesto principalmente dedicato all’informazione.

Ma torniamo agli esordi delle tv locali. Dopo questo verdetto iniziano a spuntare come funghi moltissime emittenti. Tra queste una piccola tv locale destinata a passare alla storia: Telemilano cavo. Non vi dice nulla? Si trattava di una tv che mandava in onda riunioni e liti condominiali.

Andiamo avanti di qualche anno e arriviamo a un’altra importate pronuncia della Corte Costituzionale, che nel 1976 infatti afferma che saranno consentite tv private anche via etere, purché a livello locale. Ed è qui che un ometto si affaccia agli studi di Telemilanocavo, in grande affanno economico.

Si offre di comprare l’emittente al prezzo simbolico di una lira, rilevando tutti i debiti. Quel signore era Silvio Berlusconi, e la tv fu unita ad altre piccole emittenti e si trasformò in Canale 5. Se durante l’era pionieristica le tv locali suscitavano un certo interesse, tra metà degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 la politica italiana è chiamata ad occuparsi diverse volte della questione.

Il primo episodio fu quello che passò alla storia come Decreto Berlusconi, quando la storia vuole che Bettino Craxi si precipitò a Roma da Londra per firmare l’atto che permetteva alle reti provate di trasmettere sul territorio nazionale. Nel 1990 una nuova svolta epocale è destinata a cambiare per sempre la tv italiana. Stiamo parlando della Legge Mammì.

Il monopolio Rai finisce per sempre, e le tv locali, sostenute solo dalle pubblicità, che non sono certo ricche come quelle della tv a trasmissione nazionale, iniziano a stentare.

Crisi e rinascita delle tv locali

L’avvento del digitale terrestre apre però un nuovo scenario: se inizialmente si pensava potesse dichiarare la fine delle emittenti locali, invece offre un’opportunità in più, eliminando il problema delle frequenze limitate. Abbiamo ormai scavallato il millennio, siamo negli anni 2000 e la tv inizia ad essere un po’ caotica.

A fronte di questo, alcuni piccoli editori sono però in grado di offrire una proposta locale e interessante. Ma il terreno su cui corrono le tv locali diventa sempre più accidentato. Lo Stato non pare riconoscere l’importanza del pluralismo minoritario rappresentato da queste emittenti, che si propongono sempre più come “la voce della gente” e concentrano gran parte della loro energia sull’informazione.

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Spesso penalizzate nell’erogazione dei contributi statali, schiacciate dai colossi delle telecomunicazioni che cercano di accaparrarsi quante più frequenze possibili, come ad esempio nelle aste 5G su cui il governo conta di recuperare i quattrini per mantenere le promesse fatte alla cittadinanza in ambito di redditi e di fiscalità, le tv locali cercano di tenersi a galla aggrappate a un asse da stiro in mezzo alle onde dell’Oceano Pacifico.

Un altro grande mostro arriva a minare la loro specificità: il reporter da smartphone. Si tratta di quella evoluzione della specie umana che ha il braccio diventato un tutt’uno col suo device. Se prima erano le troupes locali ad arrivare prime sul luogo di un evento di zona ( pensiamo a un’inondazione, un terremoto, un incidente…) ora l’impietoso telefonino del passante di turno invia sui social il video in diretta, bruciando sul tempo tutti i giornalisti, immergendosi nel pozzo del dramma umano più a fondo del disinfettante a becco d’anatra che pulisce i nostri water, postando notizie di cataclismi con i corpi ancora caldi.

Gli stessi tg nazionali spesso si accontentano di mandare in onda questi video verticali, sgranati e sfocati, dove non si vede nulla, ma si intuisce il pathos, il dolore, la catastrofe, in una ricerca sfrenata di sensazionalismo.

Come può sopravvivere la tv locale? Con la qualità e l’intimità. Con quali mezzi?
Dagli anni in cui abbiamo iniziato a raccontare questa storia ad oggi, un altro grande mondo si è diffuso stendendo la sua ragnatela in modo da arrivare davvero a chiunque: il web. Oggi, le televisioni locali trasmettono in streaming direttamente sui loro siti web, e alcune si sono anche attrezzate con app specifiche.

Alcuni programmi televisivi mandati in onda dalle grandi emittenti nazionali (ovviamente stiamo generalizzando, ci sono anche proposte intelligenti) sembrano considerare lo spettatore medio un caprone voyerista e rancoroso, che si nutre di umiliazione altrui. Ma la gente non è così stupida, esiste un grande pubblico attento e intelligente, forse non sempre colto, ma comunque curioso.

In questo marasma di offerte lo spettatore è sempre più alla ricerca di un contenuto interessante, che trova spesso  nelle pay tv, o per l’appunto nelle tv locali, che infatti nonostante tutto ciclicamente risorgono. Secondo alcuni dati, inoltre, il lockdown imposto durante la pandemia di Covid 19 ha portato alcune emittenti addirittura a raddoppiare gli ascolti.

Il “coronatime” ha creato una necessità di informazione super locale, riguardante non solo i dati, ma anche le ordinanze regionali, i luoghi dove fare tamponi, notizie su aperture e chiusure di scuole, attività… La tv locale in questo caso può fornire informazioni sui luoghi dimenticati dalla TV e dai quotidiani nazionali.

Principali tv locali italiane

Telenorba. Immagine del TG Norba 24

Alcune tv locali hanno una storia molto antica, altre invece sono più giovani. Tra le tv locali più seguite troviamo la pugliese Telenorba, la napoletana Canale 21, ma anche Telelombardia e Antenna Sicilia. Possiamo quindi dire che l’attenzione rivolta alle tv locali attraversa tutto lo Stivale.

Scopriamo anche che molti dei personaggi famosi dell’intrattenimento italiano si sono fatti le ossa e hanno raggiunto la prima popolarità proprio in queste trasmissioni. Citiamo alcune di queste televisioni locali, sparpagliate per la nostra penisola.

Telenorba. La sua storia parte già negli anni ’70. Negli anni ha ospitato alcuni personaggi il cui nome non vi suonerà nuovo: Ilona Staller e Checco Zalone. Due personaggi assolutamente diversi, entrambi in grado di alzare l’audience… Oggi propone molta informazione, intervallata da sketch comici, qualche telenovela e televendita.

Antenna 3. La tv che parla lombardo, risale anch’essa agli anni ’70 e fa parte del gruppo Mediapason. La sua missione è portare nelle case dei telespettatori volti sereni e rassicuranti. È la tv che ha fatto conoscere il Quartetto Cetra. Propone programmi di diverso tipo, dall’intrattenimento, informazione e contenitori che ascoltano la voce dei lombardi.

Teleroma56. La tv dei romani e dei tifosi romanisti e laziali. La figura di Lamberto Giorgi, fratellone della forse più famosa Eleonora, è entrata per anni nelle case di Romanisti e Laziali con programma In campo con Roma e Lazio e le fantastiche pubblicità che lo vedevano protagonista. Le telecronache in diretta delle partite, quando ancora era impensabile di poterle vedere in tv, sono state un’intuizione geniale che ha fatto di questa emittente un punto di riferimento per tante persone. Ma Teleroma56 non è stata solo questa. Ha promosso molta politica, con un Marco Pannella imbavagliato, che si mostrava durate lo sciopero della fame, portando avanti le sue battaglie sociali.

Videolina. La prima televisione Sarda. Ha ben 5 redazioni principali sparse per l’isola, che racconta con 12 edizioni giornaliere di telegiornali, senza tralasciare ambiente ed enogastronomia, lavoro e motori, arte e folclore. La storia dell’emittente è arricchita da una leggenda metropolitana, secondo la quale uno dei due fondatori durante la notte cambiava postazione di emissione per disturbare Rai2.

Canale21. La tv dei grandi eventi. La tv campana ha conquistato il pubblico anche grazie a un palinsesto ricco di serie e animazioni di grande successo. Uno per tutti, Carletto il principe dei mostri. Ma anche tutta una serie di telenovelas argentine che nei decenni passati hanno conquistato il pubblico italiano. Con redazioni a Napoli, Salerno, Roma Ischia, dedica molto spazio all’informazione locale.

Antenna Sicilia. Battezzata da nientepopodimeno che Pippo Baudo, ha una storia molto travagliata, costellata di licenziamenti, scioperi, dimissioni, e addirittura sequestri come prevenzione antimafia. La programmazione dell’emittente è stata piuttosto variegata, passando dai Ferragnez a Renzo e Lucia, due grandi storie d’amore… Ma il programma di punta è Insieme Show, che tra un talk show e comicità, musica e varietà, si fa ben amare dal pubblico siciliano.

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Questo piccolo elenco non esaustivo, come già detto all’inizio di questo articolo l’Italia ha la grande ricchezza di essere un Paese ricco di sfumature, e ogni singola piccola realtà locale avrebbe una grande storia da raccontare.

Francesca Irene Thiery. (Franny) è un’illustratrice Romana. Dopo il diploma allo IED è stata selezionata a numerosi concorsi internazionali e ha pubblicato diversi libri. Da più di 20 anni realizza i suoi disegni sia per l’editoria tradizionale che per il digital. Dal 2020 scrive un suo blog di corsi di disegno (frannythiery.com) . Produce contenuti creativi, ironici e coinvolgenti per la UpGo.it srl.

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